Notizie di M…otori – 30 Maggio 2015. Trump se la prende con le tedesche, Alonso rimanda la Triple Crown, la questione Ford e molt(issim)o altro

In copertina: Artegian disegna la visione di Trump delle Case tedesche: per lui sono squali. E un po’ squalo è anche la Serie 8 Concept, veramente incredibile. Buona lettura.

TRUMP AL G7 SE LA PRENDE CON LE AUTO TEDESCHE

Cappellino e braccio fuori dal finestrino: dov’è la Peroni 66cl?

Sebbene Trump si sia impegnato a mantenere il mercato aperto, ha confermato la tassazione del 35% sui modelli non provenienti dagli Stati Uniti. In particolare durante il G7 a Taormina se n’è uscito, parlando con il presidente EU Juncker, con un

“I tedeschi sono pessimi. Guarda i milioni di auto che vendono negli Stati Uniti. Porremo fine a questa cosa”.

Ma a cosa si riferisce? Beh, al fatto che gli americani vadano pazzi per le auto tedesche: la cosa è incomprensibile dato che lui stesso ne ha avute, di teutoniche. Vanno ricordate la Mercedes SLR McLaren e le varie Rolls-Royce (che sono della BMW).
Ora però Donald Trump non è più un Donald Trump qualunque: è il presidente degli americani e il surplus commerciale della Germania non gli va per niente a genio. Già negli scorsi mesi aveva cercato di far cambiare idea a BMW sulla costruzione di una fabbrica in Messico, sempre con la storia del 35% di tasse. Non c’era riuscito.
Ma Trump  non tiene conto del fatto che i costruttori tedeschi hanno stabilimenti negli Stati Uniti e danno lavoro a decine di migliaia di persone.
BMW produce negli USA il 25% delle auto che vende, dato che X3, X4, X5, X6 e presto l’X7 vengono fatti a Spartanburg, in South Carolina. Dei 50 miliardi di dollari in esportazioni di automobili dagli Stati Uniti, 10 provengono da questa fabbrica.
Volkswagen da sola ha venti sedi sparse negli Stati Uniti: tra queste ci sono centri di design, sedi commerciali, centri prova, e naturalmente la mega-fabbrica di Chattanooga, nel Tennessee. Da qui escono 150mila auto l’anno, e tutte per il mercato statunitense.
Mercedes attualmente produce in Alabama ma vene in tutto il mondo le suv GLE e GLS, mentre le Classe C che vengono prodotte in questa fabbrica sono per il mercato statunitense.

LA SERIE 8 CONCEPT EMOZIONA TUTTI, MA NON MI ECCITEREI TROPPO…

Qualche giorno fa BMW ha presentato la Serie 8 Concept: tutti sono rimasti impressionati. Perché rappresenta una rivoluzione nel design BMW, mantenendo pochi dei caratteri tipici dello stile bavarese. Primo fra tutti il montante posteriore, che qui ricorda un po’ quello delle Aston Martin più recenti. Poi c’è la griglia a doppio polmone, mai stata così grande.
Stando alle informazioni della BMW, cambierà poco dalla concept al modello in serie. Infatti solitamente quando la casa di Monaco presenta una concept destinata alla produzione, sono poche le cose a cambiare sul modello che arriverà nelle concessionarie. Basta guardare la Serie 4 concept, rimasta praticamente invariata. Però guardando i muletti della M8 in circolazione, seppure ben camuffati, appare evidente che BMW non avrà il coraggio di metterla in produzione così com’è. Infatti la griglia sembra riprendere lo stile inaugurato con l’ultima generazione della Serie 7: non sarà grande come quella della concept. Quindi la Serie 8 non sarà la supercar che ci stanno facendo credere, ma una coupé moderna ma poco volgare. Peccato, per un attimo ci avevamo sperato. Del resto, l’unica vera rivoluzione nel design BMW l’ha portata quindici anni fa un americano ex-Pininfarina, tale Chris Bangle..

ALLA FINE MARK FIELDS HA PERSOLA TESTA.

Mi sa che ho lasciato qui le chiavi della Ka, vero?

Vi ricordate che la settimana scorsa vi parlavamo di un probabile licenziamento del 10% del personale Ford? Era partito tutto dalla perdita del 40% del valore delle azioni della grande industria americana, e sul tavolo c’era l’opzione licenziamento di massa.. o licenziamento del manager. Per ora, l’unica testa tagliata è quella del manager, Mark Fields, che comunque se ne andrà via con una buonuscita superiore ai 50 milioni di dollari (povera stella). Al suo posto Jim Hackett, che nell’ultimo anno ha guidato la sezione dedicata a guida autonoma e car sharing della Ford. Ma come ha fatto l’unico marchio americano ad aver attraversato la crisi del 2008 incolume a farsi superare in borsa da Tesla? Proprio durante l’ultima grande crisi economica Ford ha prestato buona parte del proprio capitale, ed è ciò che l’ha salvata. Ma a lungo termine questa scelta si è rivelata fallimentare: infatti, rimasti con poco capitale, hanno investito poco o male in segmenti che poi si sarebbero rivelati chiave per il rilancio dell’industria americana: un esempio è quello dei pick-up. Spaventati dall’aumentare dei prezzi del petrolio, hanno temuto di perdere il primato della F-150, l’auto più venduta d’America. Così per renderla più efficiente, l’allora CEO Alan Mullally ordinò che fosse riprogettata e costruita in alluminio. Questa scelta, super-dispendiosa,  si è rivelata inefficace quando i prezzi del petrolio sono tornati ai livelli standard: l’alluminio era ormai solo un plusvalore, non una caratteristica determinante per le vendite.

IL DIESEL PUZZA ANCORA

No, non Rudolph Diesel. Lui probabilmente non puzza già da un bel po’.

Si, sai che novità. A ottobre sono due anni di dieselgate e per quanto si voglia far credere che solo VW abbia truccato i propri motori, si verificano episodi che lo fanno pensare sempre meno. Gli Stati Uniti hanno appena fatto causa alla FCA, perché responsabile di aver inserito un software illegale nei 3.0 Diesel di Grand Cherokee e RAM 1500, per un totale di circa 100mila auto. Ma pare che il colpo stia arrivando anche a General Motors: in questo caso i veicoli coinvolti sarebbero poco più di 700mila.
Di recente alla VW hanno annunciato di voler proseguire con lo sviluppo dei diesel, un ripensamento dopo aver detto di volerli eliminare gradualmente. Intanto in città come Parigi non è più possibile circolare con auto alimentate a gasolio. Quindi viene sempre da chiedersi per quanto ancora sarà conveniente comprare auto con questa alimentazione.

ALONSO RIMANDA LA TRIPLE CROWN, SEMPRE PER COLPA DI HONDA

Fernando Alonso per questa settimana ha rinunciato a partecipare al GP di Montecarlo, vinto poi da Vettel seguito da Raikkonen.

Perché?
Per andare a cercare soddisfazione altrove, soddisfazione che il motore Honda, montato dalle McLaren, non riesce a dargli. E’ uno dei motori da Formula 1 meno affidabili degli ultimi anni: pare che abbia dei componenti che non durano più di tre gare, e il fatto che nei primi quattro giorni di test stagionali ne abbiano cambiati cinque la dice lunga. Più volte si è lamentato, e l’ha definito “motore da GP2”, cosa che gli è costata un richiamo dai vertici McLaren.
E quindi dov’è andato?
A Indianapolis, a partecipare alla famosa 500 miglia: consiste nel girare in un circuito ovale per circa 800km a velocità medie incredibili, anche 350 e oltre. Alonso si è adattato subito alla macchina ed è riuscito a strappare un quinto posto alle qualifiche.
E la gara, com’è andata?
Partendo quinto, si è assicurato una buona posizione e per alcune fasi della gara è stato anche primo. Ma a ventuno giri dalla fine il motore ha grippato. Indovinate un po’ che motore è? Honda pure quello! Infatti il team con cui è andato a correre è il team McLaren-Honda-Andretti.
Poverino, lui come l’ha presa?
Pare non troppo male. Io fossi stato lui avrei tirato giù i santi, dato che il vincitore di Indianapolis è stato Takuma Sato, che ha corso con lo stesso team e con lo stesso motore. Però sembra che Alonso ci voglia riprovare e chissà, magari proverà anche a partecipare alla 24h di Le Mans: gira voce che abbia degli accordi con Porsche…

IL TRIPLA FRIZIONE E’ IL CAMBIO DEL FUTURO?


Negli ultimi tempi l’industria sembra aver deciso di abbandonare il doppia frizione: troppo delicato per le auto molto potenti, troppo pesante rispetto agli automatici moderni, che in molti casi sono anche più efficienti. I vertici della BMW si sono detti pro-automatico per gli anni a venire, e il gruppo VAG ha abbandonato l’idea di un DSG a 10 marce per le auto di grossa cilindrata. Però c’è chi crede ancora nel doppia frizione, anzi, tripla. Come Honda, che ha brevettato l’anno scorso un tripla frizione a 11 marce, o General Motors. Quest’ultima sta studiando insieme all’università del Michigan un cambio identico: tripla frizione, 11 marce più 2 retromarce. Insomma, un cambio complicatissimo. Pensare che quindici anni fa sei marce erano il top: ora sembrano quasi obsolete.

LA XE SV PROJECT 8 E’ UN’AUTO DA CORSA A QUATTRO PORTE

Eh ma la Giu.. Ops

In due anni di produzione della Jaguar XE non si era ancora vista una versione veramente in grado di competere con M3 & compari. Si, c’è la XE S con il V6 da 380 cavalli, che non sono pochi. Ma la concorrenza è decisamente più spietata. Così il reparto Special Veichles Operations ha iniziato lo sviluppo di una versione assassina della XE, con il 5 litri V8 supercharged da 600 cavalli, il più potente mai montato su una Jaguar. La trazione dovrebbe essere integrale e l’aerodinamica esasperata la fa sembrare un’auto del campionato Euro V8 series, o come si chiamava una volta, Superstars. Credete sia troppo volgare per essere una Jaguar? Dimenticate della XFR-S di qualche anno fa, color puffo e con un alettone in stile Impreza. O la Jaguar XJS elaborata da Lister, con un 7 litri V12. Anche quelle sono estremamente volgari, ma i veri appassionati d’auto le adorano.
Di XE SVO sarà difficile vederne per strada, visto che ne faranno solo 300 esemplari. Ma è sicuramente un’ottima base per una versione più potente della XE: Jaguar deve tornare a fare berline super-pompate, perché è giusto così.

ECCO IL POWERTRAIN DI UNA FORMULA 1 STRADALE

Una F1 per la strada? I motori elettrici possono accompagnare solo.

Nei prossimi mesi Mercedes presenterà la hypercar mossa dal 1.6 V6 derivato dal motore che spinge le monoposto del campionato di F1. Non è la prima volta che qualcuno mette in commercio un’auto con motori derivati dalle corse. Solo per fare un paio di esempi, la Ferrari F50 del 1995, o la più “civile” M5 E60 del 2004.
Quando si pensa a un’auto da corsa non la si immagina elettrica o con motori piccoli. Si pensa a un motore grande e potente, con tanti cilindri e rumoroso. Infatti quando in Formula 1 si passò dal V8 aspirato al V6 turbo, tutti si lamentarono della silenziosità dei nuovi motori e dell’assenza di teatralità del campionato, già filtrata dai regolamenti pressanti sui team e sui piloti.
Ma Mercedes AMG, nonostante produca V8 e V12, ha deciso di usare proprio quel motore. Che di fatto è il più esclusivo del mondo. Ma è anche il più delicato: ha bisogno di essere revisionato ogni 50mila km.

QUESTA ROLLS ASSOMIGLIA A UNO YACHT. ANCHE NEL PREZZO

E’ una one-off presentata al concorso d’eleganza a Villa D’Este qualche giorno fa. Si dice che sia costata più di dieci milioni di euro. Chissà se galleggia pure…

MENTRE TUTTI SI SBATTONO PER FARE RECORD AL NURBURGRING, VOLVO SI SCORDA DI AVERLI FATTI

La McLaren un paio d’anni fa annunciò di essere andata sotto i 7 minuti al Nurburgring, con la P1. Non è mai stato rilasciato il tempo ufficiale, molto probabilmente perché era superiore a quello della 918 Spyder. Ora, con la scusa di una versione stradale potenziata in sei esemplari, la P1 LM, è tornata nell’Inferno Verde e ha segnato il record del circuito per un’auto stradale: 6 minuti e 45 secondi.
Caso diverso è quello della Volvo: l’anno scorso la S60 Polestar è stata aggiornata, e il vecchio sei cilindri di origine Ford è stato sostituito da un quattro cilindri turbo nuovo di zecca, da circa 350 cavalli. Volvo, volendo mettere alla prova questo motore, ha stabilito un record sulla pista più famosa del mondo, battendo la BMW M4 e dichiarando la S60 “L’auto a quattro porte più veloce sul circuito”. Però si è scordata di farcelo vedere, tirandolo fuori solo un anno dopo. Nel frattempo quel record, di 7:51.110 è diventato ridicolo, perché sono arrivate auto come la Panamera Turbo o la Giulia Quadrifoglio. Ma la cosa più divertente è che nel video qui sopra dicono “Siccome siamo svedesi, non volevamo urlare al mondo il nostro record”. Ma allora che l’avete tirato fuori a fare?
Boh. Ci vediamo la prossima settimana.

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