#CONTROMANO – Episodio n.4 – MORTAXI TUA

Uber e Flixbus: il mondo virtuale è più reale di quel che si pensi

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Nonostante internet accompagni le nostre esistenze ormai da parecchi anni, continuiamo a commettere un errore grossolano, ovvero credere che quel che accade online, resti online. Invece ogni giorno di più la vita virtuale compenetra e arricchisce la vita reale, al punto che fare una distinzione tra le due non solo è insensato ma anche controproducente.

Accade così che alcune start up, termine che tanto piace ai finti intenditori, sviluppino le loro buone idee, per cambiare le cose che non funzionano (o funzionano così così) e migliorarle; va da se che essendo imprese giovani in un contesto giovane, il più delle volte queste siano nei fatti app che mirano a rendere fruibili a prezzi modici servizi che altrimenti costerebbero cari e che i ragazzi non potrebbero permettersi: gli esempi classici sono proprio Uber e AirBnB.

Poi però si capisce che mettersi in regola con le normative è un altro paio di maniche. E allora nasce il problema della concorrenza sleale nei confronti di chi ha una licenza di tassista, di NCC o di chi possiede un bed and breakfast regolare o un piccolo hotel. 

Caso a parte è Flixbus, dove l’azienda è in regola con normative e tassazioni, ma pratica prezzi troppo bassi per la concorrenza pugliese che ha alle spalle un neanche troppo discreto appoggio della mafia e di alcuni Senatori, cosi che all’approvazione del Milleproroghe Flixbus non potrà più operare sul suolo italiano in quanto piattaforma online; discriminare una piattaforma online nel 2017 è un politica molto poco lungimirante, tanto che il Governo interverrà al più presto per sanare la norma (che bellezza! Una norma che annulla un’altra norma appena approvata perché ci si è resi conto che è una stronzata). 
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 Il problema tuttavia è molto più a monte. L’utente non può certo accollarsi il costo esorbitante della licenza di tassista, eppure un indagine Ubs datata 2015 rivela come, a fronte della stessa corsa in taxi, ci siano evidenti sproporzioni nei costi da un Paese all’altro. Per lo stesso tragitto infatti, a Milano si spendono 17,3€ e a Roma 14,4€, mentre ad Atene bastano 5€ e a Bruxelles 13€. Persino nella cara Londra ce la si cava con 10€ e qualche spicciolo, mentre a Parigi, altra città cara per antonomasia, bastano meno di 12,50€. Più care di Milano in Europa solo Oslo, Lussemburgo, Zurigo e Stoccolma. 

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Il conflitto generazionale passa anche da qui. Il mondo va avanti e per stare al passo serve una burocrazia snella e un sistema legislativo veloce ed elastico, in grado di far fronte alle nuove richieste e di non penalizzare nessuno, sia esso taxista o uberista. Questo nel mondo ideale. Nella realtà invece, non si prende spunto da Uber per snellire ed aiutare i taxisti, ma si fa l’esatto contrario, cercando di trasformare Uber in una compagnia di taxi qualunque, così che dalla concorrenza sleale, si torni ad un più comodo, tranquillo e pacifico monopolio.

edoardo@mdmitalia.it

 

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Luca

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