Suzuki SJ : una pagina nella storia dell’offroad mondiale

Oggi non parleremo di un’auto particolare, ma bensì di una numerosa famiglia di mezzi che hanno scritto una piccola pagina dell’automobilismo e dell’offroad mondiali. Siamo in Giappone, nella città di Hamamatsu, proprio di fronte al quartier generale della Suzuki. Ebbene sì, avete capito, stiamo parlando della serie Suzuki SJ.

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Nata nel 1982 con l’SJ 410, la serie ha il compito di affiancare e sostituire la serie LJ, gettando contemporaneamente le fondamenta per una nuova serie di veicoli fuoristrada innovativi e di piccole dimensioni. L’SJ 410 è un piccolo 4×4 lungo meno di tre metri e mezzo, spinto da un piccolo 4 cilindri in linea di appena 970 cc di cilindrata, capace di sviluppare 45 cv a 5000 rpm e 61 nm di coppia a 3000 rpm. Non esattamente un mostro ma, grazie al cambio a 4 marce con riduttore e al peso inferiore ai 700 KG, capace di spingere il minuscolo fuoristrada praticamente ovunque. Nonostante la modesta cubatura, il mille Suzuki si dimostrò un motore estremamente longevo ed affidabile, capace di superare senza sforzo i 200mila KM, pur penalizzato da consumi non esattamente eccellenti.

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A partire dal 1986 Suzuki affiancò l’SJ 410 con il suo naturale successore, denominato SJ 413. Le differenze erano marginali e le principali risiedevano sotto il cofano: il nuovo motore 1.324 cc da 64 cv era decisamente più brillante, ma si dimostrò anche meno affidabile superati i 150 mila KM, soglia critica a partire dalla quale il consumo d’olio finiva per superare quello di benzina… E sì, di benzina ne consumava tanta. Le diverse rogne con il carburatore di fabbrica non ne favorirono la nomea. Si salva in corner grazie alla semplicità di riparazione e alla possibilità di adattare facilmente carburatori Weber di derivazione Fiat – Lancia.
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Come il suo fratello minore è disponibile in versioni berlina, hard top (tetto rigido removibile) e soft top (con capotte morbida). Esistono anche alcune versioni a passo lungo, praticamente introvabili in Italia.
Entrambi i modelli vennero venduti anche in versione Santana, prodotti dalla spagnola Santana Motors con componenti per lo più giapponesi. Ciò permise a Suzuki di evitare le pesanti restrizioni sulle vendite di veicoli giapponesi su suolo europeo. I modelli Santana differivano principalmente per alcuni componenti (radiatore, alternatore, impianto elettrico, balestre) che erano prodotti e assemblati in Europa.

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L’erede del 413 è l’SJ 400, lanciato nel 1989 con il nome di Suzuki Samurai. Il fuoristrada aumenta le sue dimensioni, avvicinandosi a quelle dell’attuale Suzuki Jimny. Ha ponti più larghi di 90 mm e, a partire dal 1992, un nuovo motore di 1.298 cc ad iniezione interni ridisegnati. La filosofia di base rimane però fedele al resto della serie: un piccolo 4×4 con ridotte capace di prestazioni fuoristradistiche eccellenti.

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Nel 2003 esce di scena definitivamente: la serie SJ cessa di esistere nel Vecchio Continente. In India il Samurai a passo lungo è prodotto tutt’oggi dalla Maruti Motors, con il nome di Gypsy.
In Europa verrà sostituito dalla nuova incarnazione della serie LJ, il Suzuki Jimny 1.3, prodotto tutt’oggi in versione da 86 cv.

 

-Kevin-

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