Toyota IQ : dal Giappone, la rivale della Smart (o almeno, le sarebbe piaciuto)

Oggi parliamo di una citycar “sui generis”, estremamente controversa : la “Toyota IQ” (con cui è peraltro è imparentata l’Aston Martin Cygnet, una citycar di lusso che ha figurato per un po’ di tempo nei listini della casa Britannica)
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Nata nel 2008 per combattere il monopolio (praticamente indistrubato) della Smart Fortwo sulle microutilitarie da città, la IQ era lunga meno di 3 metri ed era costruita con diversi accorgimenti per massimizzare l’abitabilità interna, come ad esempio la plancia asimmetrica.

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Questo le permetteva di trasportare agevolmente (ok, non tanto agevolmente…) ben tre adulti e un bambino (poiché il sedile dietro il guidatore non aveva praticamente spazio per le gambe), al contrario della storica rivale che era tassativamente biposto.

Toyota iQ Slim Seat design

Meccanicamente parlando, invece, era spinta sin dal lancio dallo stesso propulsore 1.0 VVT-i a benzina della Toyota Aygo e successivamente anche da un 1.3 Dual VVT-i da 99 CV, sempre a benzina, che già equipaggiava la Toyota Yaris.

Disponibile sia un cambio automatico Multidrive (nella maggior parte degli esemplari venduti, chiaro indice del fatto che fosse orientata prevalentemente ad un uso urbano) sia un classico manuale a cinque rapporti

Curiosa la sua parentela con la Aston Martin Cygnet : la “piccola e costosissima” inglesina ne condivide quasi completamente telaio e meccaniche, pur avendo finiture di tutt’altro livello (beh, il prezzo parla chiaro).


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Neanche il suo “pedigree” né la sua “apparente bontà di progetto” riuscirono a salvarla, comunque : con un volume di vendite solo (anzi, appena) discreto, neanche lontanamente paragonabile a quello della piccola di casa Daimler, sicuramente più iconica e modaiola, nel 2015 Toyota ne annunciò il ritiro dal mercato e tutt’ora non prevede la sua sostituzione con un nuovo modello.
Da ora in poi, solo Aygo (e apparentemente sembra che basti così)

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E a voi, vi mancherà questa piccola utilitaria giapponese anti-Smart?
O siete contenti che “l’elettrodomestico jappo” (i modi con cui la definivano sono estremamente fantasiosi, anche se “lavastoviglie” andava per la maggiore) non sia più sulle nostre strade?

 

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