Citroën DS : vive le style, vive la technologie

Ultimamente abbiamo parlato di icone di stile e l’auto del giorno di stasera non fa eccezione : a distanza di 60 anni è ancora una delle auto più rivoluzionarie ed anticonformiste che la storia dell’automobilismo ricordi, sia per design che per soluzioni tecniche.

Elegante come un abito di un atelier Francese di gran classe e all’avanguardia come una statua futurista : lasciate un like e un commento per Lei, la Citroën DS, ammiraglia della casa Francese il cui nome doveva ricordare “déesse”, ovvero “dea” in lingua francese.
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Nata nella meta del secolo scorso e presentata al salone di Parigi nel 1955, la Citroën DS aveva un’enorme responsabilità sulle spalle (anzi, sulle gomme) : sostituire la mitica Traction Avant (un vero e proprio successo di vendita) e affiancare il progetto TPV (che a sua volta avrebbe dato i natali alla mitica 2CV, quella che sarebbe diventata una delle auto più celebri della casa Francese).

C’era tuttavia un problema : proporre qualcosa di totalmente nuovo oppure, considerando la situazione economica critica in cui versava la Casa, “rischiare poco” sviluppando semplicemente un’evoluzione della Traction Avant?

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Per raggiungere l’obiettivo Citroen, che negli anni non si era limitata a guardare ma aveva studiato l’andamento del mercato e le ultime innovazioni tecnologiche, preparò un team di altissimo livello : il neopatron di Citroën Boulanger, il progettista Lefebre e il designer Italiano Flaminio Bertoni.

A dir la verità non fu subito chiaro cosa fare : a livello progettuale Boulanger e Levebvre pensavano di adottare un telaio tubolare e un inedito motore stellare per creare una sorta d rivisitazione della Traction Avant in chiave moderna, soluzioni che furono abbandonate poco dopo a causa degli eccessivi costi, mentre Bertoni aveva le idee chiare : la DS avrebbe dovuto essere tutta una novità “da vedere”, una cosa che gli altri non avrebbero mai pensato di disegnare.

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L’idea dell’Italiano ebbe la meglio : il corpo vettura dell’auto sarebbe stato allungato e accattivante, con una silhouette allungata, ampie vetrate, frontale imponente e slanciato e una coda più corta, quasi come se l’auto fosse un tuffatore sul trampolino, pronto a lanciarsi.
Tale scelta, tra l’altro, avrebbe fatto felici anche i progettisti, che avrebbero visto abbassarsi (e di molto) il CX aerodinamico della vettura.
Anche gli interni sarebbero dovuto essere stilosi ma funzionali : il volante di grande diametro ad una sola razza oltre ad essere elemento di design era anche utile in caso di impatto.

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Parallelamente Paul Meges, un altro progettista, sviluppò il famoso sistema di sospensioni idropneumatiche, anch’esso una novità estremamente sofisticata, che più di ogni altra cosa (ad eccezione della linea) caratterizzava la DS : questa fu peraltro uno dei motivi per cui la carreggiata anteriore della DS sarebbe stata particolarmente più larga di quella posteriore, dovendo sopportare il peso della maggior parte della meccanica.

Nonostante la scomparsa di Boulanger il progetto continuava spedito : fu ultimato il disegno della parte posteriore, dotato di un grosso montante per migliorare l’abitabilità, cosi come fu decisa l’adozione di una semicarenatura per le ruote posteriori, gli indicatori di direzione nei montanti e l’uso di fari circolari (che poi sarebbero stati sostituiti in un restyling con fari regolabili carenati) nonché dei freni a disco anteriori (prima auto in Europa), mentre per il motore fu scelto un più economico e tradizionale 1.9 Citroen.
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Alla presentazione al Salone di Parigi, l’auto fu un successo : nonostante il prezzo non proprio popolare (giustificato comunque dalle innovazioni tecniche) l’auto raccolse ben 80.000 ordini in poche ore, regalando la Citroen DS all’immortalità.

Fino al 1975 fu infatti prodotta in diverse versioni, dal semplice “restyling” (al quale fu inoltre cambiato l’olio del sistema d’ammortizzatori con uno più idoneo) alla l’adozione di un sistema di iniezione elettronica, poi alla versione cabriolet, passando per le versioni ID (più economiche) alle giardinette Break e alle numerosissime versioni fuoriserie : la stessa Citroen fece confusione con i numeri di telaio, fattostà che sia ignoto il numero preciso di DS prodotte (si stima superi le 500.000 unità)

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Un vero e proprio mito della cultura di massa, dell’automobilismo e persino della fotografia, che tutt’ora fa girare la testa al suo passaggio e sa tanto de “la vie en rose”.

Vive la automobile, vive la DS!

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