Plymouth Superbird : nata per correre e non per passare inosservata

L’auto del giorno di stasera è una leggenda e un’icona dell’automobilismo Americano e della NASCAR: la Plymouth Superbird del 1970, ovvero una versione pesantemente modificata della Plymouth Road Runner.
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In quegli anni infatti Chrysler aveva bisogno di una macchina competitiva in grado di vincere le gare su piste ad alta velocità, soprattutto quelle di più di un miglio di lunghezza (le cosiddette “Superspeedways”).

La concorrenza era spietata : la Dodge Charger Daytona, versione altamente modificata della Charger presentata l’anno precedente, riscosse un gran numero di vittorie nella stagione NASCAR del 1969, diventando inoltre la prima vettura a superare le 200 MPH in una gara.
Plymouth fiutò la soluzione al suo problema : la Daytona era stata progettata nella galleria del vento ed era dotata di diverse soluzioni per migliorarne l’aerodinamica.
Ecco in che verso sarebbe dovuta svilupparsi anche la nuova Firebird.
ply2Le principali modifiche introdotte furono dunque proprio a livello aerodinamico : frontale a cono dotato di fari a scomparsa, lunghezza maggiore di 48 cm, prese d’aria nella parte posteriore dei parafanghi anteriori e soprattutto un’enorme “ala/alettone” per migliorare l’aerodinamica che fu montata sul posteriore con due supporti piuttosto alti per poter inoltre permettere l’apertura del bagagliaio senza toccarla.

Questa accortezza era peraltro necessaria per le regole d’omologazione dell’epoca della Nascar : dalla stagione del 1970 infatti si poteva partecipare solo se la vettura fosse stata disponibile in vendita anche per l’uso stradale nelle concessionarie e, nello specifico, se fossero stati prodotti almeno due esemplari per ogni concessionario della marca presente sul suono americano.

Beh, evidentemente la strategia funzionò : la Superbird si aggiudicò ben otto gare con Richard Petty, ex pilota Ford, oltre a ottenere molti altri buoni risultati.

ply3Scheda tecnica? Il motore al lancio era un benzina 426 Hemi 7.0 V8 da 431 CV con trasmissione a 4 marce, anche se poi fu introdotta anche una versione equipaggiata con un 440 SuperCommando 7.2 V8

L’aspetto della Superbird però si dimostrò forse troppo estremo per il mercato ordinario e dato che gran parte degli acquirenti preferì la versione Road Runner, molti esemplari rimasero invenduti fino al 1972 (alcuni furono persino riportati alla versione Road Runner dagli acquirenti o dalle concessionarie per limitare le perdite!).
Inoltre per la Nascar 1971 fu imposto un ulteriore limite, quello della cilindrata massima di 5.0, che di fatto causò il suo “ritiro” dalla competizione.

ply4Furono costruiti in fin dei conti solo 1.920 esemplari : insomma, la Superbird divenne proprio una … specie rara (scusate il gioco di parole).

Proprio per questo motivo in anni recenti la Superbird ha visto crescere il suo valore e l’interesse presso i collezionisti: al giorno d’oggi una vettura originale – soprattutto se con il 426 Hemi – può valere anche fino a $350.000.

J.F.

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