Alfa 75: un tormentone all’italiana.

“Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta sulla terra”. Non so chi abbia inventato questa frase, ma è la pura verità. Gli alfisti la 75 non se la sono scordata mai, nemmeno nel periodo in cui Alfiat Romeo faceva trazioni anteriori eccezionali come la 147 e la 156. Per chi è troppo giovane come me è difficile immaginare il disappunto degli alfisti all’arrivo sul mercato della 155 a trazione anteriore. Chi l’ha vissuto sta andando, se non è già andato, a vedere la nuova Giulia. Perché sa bene quanto sia costato all’immagine Alfa l’abbandono della trazione posteriore sulle berline – anche se, quando gli va di provocare i filotedeschi, tira fuori mostri sacri come la 155 DTM.

La 75 del 1985 non è stata un’auto rivoluzionaria per Alfa Romeo. Nasce in un periodo in cui l’Alfa aveva le pezze al culo, e la sua base meccanica era quella dell’Alfetta del 1972, che però nessuno disprezza: oggi mi viene da storcere il naso quando provano a vendermi la “nuova” Opel Corsa che è un restyling – a mio avviso malriuscito – del vecchio modello. Negli anni ’80 non si faceva troppo caso a questo tipo di cose, quindi la 75 piacque molto nonostante avesse molte, troppe cose in comune con la Giulietta che la precedeva: basta vedere le portiere, nella 75 camuffate da una striscia di plastica, per capirlo al volo. I soldi risparmiati nella progettazione furono dunque spesi in controlli qualità e collaudi extra, per perfezionare una meccanica di per sé raffinata, anche se con quasi quindici anni alle spalle. Parliamo di quadrilateri con ammortizzatori corti e barre di torsione all’avantreno, mentre al retrotreno c’è il cambio, retto insieme al resto della trasmissione, da un ponte semirigido “De Dion”. Il tutto per una migliore distribuzione dei pesi.

I motori i più ambiti oggi sono il bialbero 1.8 turbocompresso in varie versioni, tra cui la Turbo Evoluzione, costruita in 500 esemplari per l’omolgazione nel campionato turismo, poi ci sono i classici V6 Busso, e il 2.0 Twin Spark. Su questo motore vale la pena soffermarsi qualche riga, perché è stato il primo motore di serie a doppia accensione: mettendo due candele per cilindro si rende più uniforme la combustione, aumentando l’efficienza del motore. Questo sistema è stato brevettato dall’Alfa Romeo, che ci lavorava già dalla metà degli anni ’70, ma poi questa tecnologia l’hanno usata anche altre case negli anni 2000.

Quindi tra gli appassionati la 75, o la Milano per gli americani, non è mai sparita, anzi è stata venerata: in giro per il mondo esistono ancora in circolazione esemplari immacolati, alcuni addirittura mai usati, come questa.

 

Tra i non appassionati è tornata in voga per tanti altri motivi. Sicuramente l’Italianità del progetto, la trazione posteriore, il fatto che fosse una vera alternativa alle Bmw degli anni ’80, forse la linea a cuneo..

O forse perché ricorda i tempi dell’Italia quinta potenza industriale, dell’inflazione bassa, un’Italia in cui, a sentire i discorsi di tanti cinquantenni, si viveva bene. Un’Italia libera dai fantasmi politici del passato (ma con quelli del presente e del futuro in agguato, eh)  in cui con pochi soldi ci si poteva comprare, e soprattutto mantenere, auto veloci: quelli erano gli anni delle bare. Per rendersi maggiormente conto dell’importanza – ma forse anche dell’ignoranza – della 75, bisogna tirar fuori la parte cinepanettonica che è in ogni italiano (anche quelli che non vogliono ammetterlo) e guardare l’inizio di Anni ’90, commedia del 1992.

A proposito di film, un cliché della 75 è senz’altro quello del criminale italiano, che usa questa berlina per sequestri, rapine, sparatorie, e crimini vari. Il punto più alto della carriera di un criminale al volante della 75 è diventare protagonista di meme ed essere pubblicato da una certa pagina facebook, ottenendo il massimo rispetto sulla rete.
Ma oltre alle fanpage, a tener vivo lo stereotipo del proprietario di Alfa 75 sono stati cinema e tv. Ecco una lista parziale dei film e delle fiction in cui compare la 75. Giusto per farsi un’idea…

  • Il clan dei camorristi
  • Delitti e profumi
  • The Sopranos
  • The Detonator
  • Romanzo Criminale
  • Massacre
  • Nebbie e delitti
  • Vendetta
  • Palermo Milano solo andata
  • L’ultimo padrino
  • Vallanzasca: gli angeli del male
  • Scuola di ladri
  • La piovra
  • Testimone oculare
  • Il capo dei capi
  • Piedipiatti
  • La scorta

Va comunque ricordato che se i criminali amavano la 75, le forze armate non rimanevano a guardare. Anche Polizia e Carabinieri avevano le loro 75, ed erano inseguimenti ad armi pari. E oggi? Oggi i criminali seminano il panico con potenti Audi rubate, la Polizia, con la flotta di Seat Léon diesel, può soltanto fare posti di blocco e incrociare le dita.

 

“Con una meccanica così.. una storia nelle competizioni può accompagnare solo”.

E infatti la 75 andò a sostituire le GTV6 che ancora vincevano in Europa, con il 1.8 turbo che, per la categoria A1, arrivò a erogare oltre 400 cavalli, e toccare i 300 all’ora.

La Turbo Evoluzione è stata fatta correre da piloti come Larini, Nannini, Patrese e Biasion.. Una generazione di piloti molto importante. Questi ultimi due, insieme al navigatore Tiziano Siviero portarono la 75 Turbo IMSA (dal nome della federazione statunitense) a vincere il Giro Automobilistico d’Italia del 1988. Il successo dell’Alfa fu bissato l’anno successivo dal trio Francia-Cerrato-Cerri.

Vi salutiamo con un video di repertorio, giusto per rinfrescarvi la memoria degli anni in cui Alfa Romeo era diretta da persone con il buon senso di partecipare alle competizioni. I suoi successi sono proseguiti con la 155 (in particolar modo) e con la 156. Ma oggi non esiste nemmeno un team ufficiale Alfa Romeo.
E da un grande ritorno in strada, dall’Alfa Romeo ci si aspetta un’altrettanto ritorno in pista. Marchionne nei mesi scorsi ha accennato a un ritorno dell’Alfa in Formula 1. Ma una Giulia touring car no?

Giacomo

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