Quel gran bel culo.

La tedesca dal bel culo

You are so sexy. Bionde, more. Occhi azzurri, occhi scuri. Magre, curvy. In fatto di donne, per fortuna, abbiamo tutti gusti diversi.

Una cosa che non piace a nessuno è però il culo basso e largo.

 

Ne esiste solo uno al mondo per cui ogni uomo si gira: quello della Porsche. Leggi Porsche e pensi 911, a quel suo posteriore che scende morbido fin quasi a toccare la strada.

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Una linea talmente caratteristica che alla fine ti sembra quasi sempre uguale. Una macchina che non invecchia mai. Due occhi grandi, un cofano lungo e un posteriore dannatamente sexy. Si dice che Steve Jobs portasse la Porsche come esempio di design perfetto. Lui, talmente puntiglioso da passare due giorni interi ad accarezzare fogli di alluminio, per capire che grado di satinatura dovesse avere il retro del primo iPhone, riteneva la Porsche perfetta. La 911 potrebbe stare in un museo, non dell’auto, ma di design. Dalla prima Porsche (356 – 1948) a oggi sono arrivati la galleria del vento a plasmare le carrozzerie in cerca dell’aerodinamica, i fari allo xeno, i led, i cerchi in lega, le carrozzerie alleggerite, ma lei è rimasta sempre la stessa. Son cambiate tante cose, ma nessuna di queste l’ha cambiata.

 

È probabilmente la macchina più distinguibile tra tutte. Parcheggia un centinaio di supercar una affianco all’altra e fai una foto al loro posteriore. La prima che noterai , con ogni probabilità, è proprio la tedesca.

Le origini.

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Già, proprio dalla Germania, una terra così rigorosa, precisa, da cui arrivano storicamente macchine tanto efficienti quanto dalla scarsa personalità, nasce la Porsche.

Più precisamente Stoccarda, dalla mente e dalla matita di un genio assoluto, l’ing. Ferdinand Porsche. Nel 1900 aveva presentato una macchina con il motore nelle ruote. Durante le guerre progetta aeroplani, carri armati, mezzi ibridi. Ed è a lui che Hitler si rivolge, chiedendogli di ideare una macchina per il popolo (nasce la Volkswagen) e poi maggiori prestazioni (ed ecco la Porsche). In realtà Hitler stesso non riuscirà mai a vedere la prima Porsche, che viene prodotta nel 1948, dopo ben dieci anni di studi e prototipi.

 

Sbalziamo.

Dieci anni che portano anche a soluzioni tecniche piuttosto innovative, come il motore a sbalzo. Esistono le macchine con motore anteriore, quelle con motore centrale o quelle con motore posteriore. E poi c’è la Porsche che da sempre ha il motore a sbalzo, ovvero oltre l’asse posteriore. Bisogna fare alcune considerazioni per capire le necessità di mettere il motore li: prima di tutto pratiche, il motore tedesco era tipicamente Boxer e quindi più voluminoso, in secondo luogo ideali. La Porsche nasce come auto ad alte prestazioni ma per veri gentleman. Rispettabili uomini d’affari che potevano passare il week end in pista, per poi il lunedì mattina andare in ufficio. Avevano bisogno di una macchina ad alte prestazioni, con un motore grosso da maltrattare tra i cordoli, ma anche di un abitacolo spazioso (difficile con un motore centrale) per accompagnare il figlioletto a scuola o per un week end romantico. Infine motore a sbalzo e grande potenza significano sovrasterzi facili, derapate alla portata di tutti… e sappiamo che anche al vero gentleman le curve piacciono.
E cosi pian piano quello che è un strutturalmente un minus, diventa nel complesso un plus, un segno distintivo della macchina. Un difetto che gli appassionati vogliono. Tanto che negli anni ’70 e ’80 Porsche lancia la 924, 944, 968 e 928: tutte con motore anteriore e trazione e cambio posteriori. Ottime macchine. Più veloci. Più guidabili. Più precise. Meno Porsche. Meno vendite.

 

 

Crisi

Dopo il vano tentativo di rinnovarsi degli anni 70 e 80, si torna al motore a sbalzo ma con un’altra novità. A metà degli anni 90 nasce la Boxster: la prima Porsche con motore raffreddato a liquido, che da li in poi monterà su tutte le auto di Stoccarda. Non deve essere stata una decisione facile, ma le sempre più pressanti norme anti inquinamento hanno probabilmente avuto un ruolo fondamentale. Addio raffreddamento ad aria, in favore di motori più prestazionali raffreddati a liquido. I porschisti non accetteranno mai fino in fondo il motore raffreddato a liquido, figuriamoci la Boxster “colpevole” di questa innovazione. Non sono anni facili. Le vendite non vanno, le scelte di management non sono delle migliori e i costi troppo alti. Far digerire il motore raffreddato a liquido non è facile, e la Porsche a fine anni novanta sembra destinata a un triste destino.

Rinascita

Bussano alla porta i giapponesi di Toyota per comprare, ma la famiglia Porsche tiene duro, ricapitalizza e cambia tutto il management. La Porsche cambia passo. Riorganizzazione. Meno costi produttivi. Più ricerca e sviluppo (ogni anno il 7-10% del fatturato viene investito qui, la media nel mondo dell’auto è intorno al 3%). Restando sempre sé stessa, lancia il Cayenne, che ha portato il segmento SUV a un gradino più alto del lusso, la Panamera, ma anche la Carrera GT, supersportiva e superesclusiva,fino ad arrivare alla 918, prima ibrida made in Stoccarda. A fine anni Novanta facevano fatica a stare in piedi, oggi fanno fatica a stare dietro agli ordini.
L’elemento chiave è stato ripartire da zero, guardando al futuro (attraverso il centro ricerche) ma partendo da capisaldi inamovibili: l’eccellenza, la ricerca della perfezione, la capacità delle Porsche di trasmettere sensazioni uniche a chi le guida.
E ovviamente quel meraviglioso culo basso.

Articolo di Alessandro Stornelli

 

 

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